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Badanti e colf nel 730/2026: detrazioni e deduzioni, importi e requisiti

  • 12 minuti fa
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colf e badanti

Badanti e colf nel 730/2026 è un tema che riguarda due categorie molto diverse di contribuenti: le famiglie che hanno assunto un lavoratore domestico e vogliono recuperare parte della spesa attraverso la dichiarazione dei redditi, e le lavoratrici stesse, che — a differenza dei dipendenti aziendali — non hanno imposte trattenute in busta paga e devono regolare autonomamente la propria posizione fiscale ogni anno. Il sistema fiscale italiano prevede due agevolazioni distinte e cumulabili: una detrazione IRPEF del 19% sullo stipendio della badante, riservata ai casi di assistenza a persone non autosufficienti, e una deduzione dei contributi INPS versati, valida per qualsiasi collaboratore domestico. Importi, soglie di reddito, requisiti di accesso e documenti necessari variano in modo significativo a seconda del caso — e commettere errori in sede di compilazione significa lasciare sul tavolo agevolazioni che possono valere oltre 900 euro annui.


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Chi può detrarre le spese per la badante nel 730/2026 e quanto recupera?


La detrazione IRPEF del 19% sulle spese per l'assistenza personale spetta al datore di lavoro domestico che ha assunto un addetto all'assistenza di una persona non autosufficiente, a condizione che il proprio reddito complessivo non superi 40.000 euro. Chi eccede questa soglia perde completamente il diritto alla detrazione, senza progressività: non si tratta di una riduzione graduale, ma di un azzeramento totale.


Requisiti per accedere alla detrazione


Devono sussistere simultaneamente tre condizioni:

  1. Il collaboratore domestico deve essere inquadrato contrattualmente come addetto all'assistenza personale (livelli CS o DS del CCNL lavoro domestico). Una colf o un'addetta alle pulizie con un inquadramento diverso non dà accesso alla detrazione, anche se occasionalmente presta assistenza a un anziano.

  2. La persona assistita deve essere non autosufficiente, ossia incapace di compiere autonomamente gli atti elementari della vita quotidiana: lavarsi, vestirsi, alimentarsi, muoversi. L'età avanzata da sola non è sufficiente a qualificare la non autosufficienza ai fini fiscali.

  3. Il reddito complessivo del contribuente che chiede la detrazione non deve superare i 40.000 euro (vedi il paragrafo successivo per il calcolo corretto in presenza di cedolare secca).


La non autosufficienza deve essere documentata con almeno uno dei seguenti titoli: certificato medico che attesta l'incapacità di compiere autonomamente gli atti della vita quotidiana; verbale di riconoscimento dell'indennità di accompagnamento (Legge 18/1980); certificazione di handicap grave ai sensi dell'art. 3, comma 3 della Legge 104/92.

La detrazione spetta anche se la persona assistita non è fiscalmente a carico: è possibile detrarre le spese per la badante di un genitore anziano con reddito autonomo, anche se quest'ultimo non risulta a carico del dichiarante.


Quanto si recupera: il calcolo con il tetto di 2.100 euro


Il rimborso IRPEF è pari al 19% della spesa sostenuta per lo stipendio della badante, con un tetto massimo di spesa di 2.100 euro annui. Il rimborso massimo ottenibile è quindi 399 euro (19% × 2.100 euro). La base normativa è l'art. 15, comma 1, lettera i-septies del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi).


Il calcolo pratico: se hai pagato 1.500 euro di stipendio nell'anno, recuperi 285 euro (19% di 1.500). Se hai pagato 3.000 euro, il calcolo si ferma comunque al tetto e recuperi 399 euro.

H3: Il limite dei 40.000 euro e il caso della cedolare secca

Il reddito complessivo da considerare per la verifica della soglia non è limitato al reddito da lavoro o da pensione: vi rientra anche il reddito da fabbricati assoggettato a cedolare secca. Chi affitta un appartamento con il regime agevolato e non include quel reddito nel calcolo del complessivo rischia di superare i 40.000 euro senza accorgersene, perdendo integralmente la detrazione. In caso di superamento della soglia, resta invece invariato il diritto alla deduzione dei contributi INPS, che non ha limiti di reddito.


Più familiari pagano la badante: come si divide la detrazione


Il tetto di 2.100 euro è riferito alla singola persona non autosufficiente assistita, non al numero di contribuenti che partecipano alla spesa. Se due figli si dividono le spese per la badante della madre anziana, possono entrambi beneficiare della detrazione in proporzione alla quota effettivamente sostenuta, ma la somma delle detrazioni complessivamente richieste non può superare i 399 euro totali. Il limite non si raddoppia: il tetto di 2.100 euro di spesa detraibile è condiviso tra tutti i dichiaranti, e il risparmio massimo rimane 399 euro da ripartire.



Contributi INPS colf e badanti deducibili nel 730/2026: quanto vale e dove si inserisce


La deduzione dei contributi previdenziali per i lavoratori domestici è un'agevolazione più ampia rispetto alla detrazione: spetta a qualunque datore di lavoro domestico — indipendentemente dal motivo dell'assunzione, dall'inquadramento contrattuale e dalla condizione di salute della persona assistita — e non prevede limiti di reddito per chi la richiede. La fonte normativa è l'art. 10, comma 2 del TUIR.


Il tetto di 1.549,37 euro e la quota a carico del datore di lavoro


I contributi INPS versati per colf, badanti e baby sitter sono deducibili dal reddito imponibile del datore di lavoro fino a un massimo di 1.549,37 euro annui. La deducibilità riguarda esclusivamente la quota a carico del datore di lavoro: non è deducibile la parte di contributi trattenuta dalla busta paga della lavoratrice.


Vale il principio di cassa: conta la data in cui il contributo è stato effettivamente versato, non il trimestre di competenza del rapporto di lavoro. Le ricevute dei bollettini PagoPA (che hanno sostituito i precedenti MAV bancari) costituiscono la prova del versamento e devono essere conservate integralmente.


Quanto si risparmia dalla deduzione: il calcolo per aliquota IRPEF


A differenza della detrazione, che produce un recupero fisso del 19%, la deduzione genera un risparmio variabile in funzione dell'aliquota marginale IRPEF del contribuente. Sul tetto massimo di 1.549,37 euro, il risparmio potenziale è:

  • Aliquota 23% (redditi fino a 28.000 euro): risparmio fino a circa 356 euro

  • Aliquota 35% (redditi tra 28.000 e 50.000 euro): risparmio fino a circa 542 euro

  • Aliquota 43% (redditi oltre 50.000 euro): risparmio fino a circa 666 euro

Chi ha un reddito più alto ottiene un risparmio fiscale maggiore dalla deduzione. Questo spiega perché, per i contribuenti con reddito superiore a 40.000 euro (che perdono la detrazione), la deduzione dei contributi INPS diventa l'unica — ma comunque significativa — leva fiscale disponibile.


Dove si inserisce nel modello 730/2026


I contributi INPS deducibili per i lavoratori domestici vanno indicati nel Rigo E23 del quadro E del modello 730 (sezione oneri deducibili). La detrazione del 19% per le spese di assistenza personale va invece inserita nei Righi da E8 a E10, utilizzando il Codice 15 ("Spese per addetti all'assistenza personale").


Queste voci non compaiono automaticamente nel 730 precompilato messo a disposizione dall'Agenzia delle Entrate: devono essere aggiunte manualmente. Rinunciare a inserirle significa lasciare irrecuperati rimborsi che, tra detrazione e deduzione, possono superare i 900 euro annui.


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Documenti, pagamenti tracciabili e controlli: cosa fare per non perdere le agevolazioni


L'Agenzia delle Entrate ha intensificato i controlli sulla regolarità dei contratti di lavoro domestico e sulla tracciabilità dei pagamenti. La documentazione deve essere conservata per cinque anni dalla data di presentazione della dichiarazione: per le spese 2025 inserite nel 730/2026, il termine è il 31 dicembre 2031.


I documenti da conservare obbligatoriamente


In caso di controllo formale, il datore di lavoro deve essere in grado di esibire:

  • contratto di lavoro domestico o lettera di assunzione

  • buste paga della lavoratrice, controfirmate da entrambe le parti

  • ricevute dei bollettini PagoPA per il versamento trimestrale dei contributi INPS

  • certificazione medica di non autosufficienza dell'assistito (solo per chi richiede la detrazione del 19%)

  • ricevute dei pagamenti dello stipendio tramite strumenti tracciabili


L'obbligo di pagamento tracciabile per la detrazione


Dal 2020, tutte le spese per le quali si chiede la detrazione del 19% devono essere pagate con strumenti tracciabili: bonifico bancario, carta di credito, carta di debito o assegno. Il pagamento in contanti dello stipendio — anche se documentato da una firma della lavoratrice sulla busta paga — fa perdere definitivamente il diritto alla detrazione per l'intera mensilità pagata in contanti. Non si tratta di una riduzione proporzionale: basta un singolo pagamento non tracciabile per compromettere la detraibilità di quella quota di spesa.

L'obbligo di tracciabilità riguarda esclusivamente la detrazione sullo stipendio (Codice 15). I contributi INPS, versati tramite PagoPA, non pongono problemi di tracciabilità per definizione.


Il 730 precompilato non include queste spese


Il modello 730 precompilato che l'Agenzia delle Entrate mette a disposizione ogni anno non riporta automaticamente né i contributi INPS versati per i lavoratori domestici né le spese per la badante. Il contribuente che accetta il precompilato senza verificare ed eventualmente integrare questi dati rinuncia di fatto alle agevolazioni. Il CAF — a differenza del modello precompilato accettato passivamente — verifica l'inserimento corretto di tutte le voci detraibili e deducibili.



La badante deve presentare il 730? Obblighi fiscali e scadenze per il lavoratore domestico


Sì: ogni badante o colf regolarmente assunta deve presentare la dichiarazione dei redditi. La famiglia datrice di lavoro non è un sostituto d'imposta: non è tenuta a trattenere né a versare le imposte IRPEF per conto della lavoratrice. Il risultato è che la lavoratrice domestica percepisce uno stipendio lordo — comprensivo di IRPEF — e deve regolare autonomamente la propria posizione fiscale entro le scadenze previste.


La soglia degli 8.500 euro e la no tax area


Sono esonerate dall'obbligo di dichiarazione le badanti il cui reddito annuo 2025 non ha superato 8.500 euro. Chi rientra nella no tax area può comunque scegliere di presentare il 730/2026 per recuperare detrazioni a cui ha diritto, come il trattamento integrativo (ex bonus Renzi), detrazioni per figli a carico o spese sanitarie sostenute nell'anno.


Il datore di lavoro domestico non è sostituto d'imposta: cosa significa in pratica


Per un dipendente aziendale, il datore di lavoro calcola e versa le imposte IRPEF ogni mese, consegnando una busta paga che già riflette il netto effettivo. Per le badanti e le colf questo meccanismo non esiste. La lavoratrice riceve lo stipendio lordo e deve provvedere autonomamente al versamento delle imposte in sede di dichiarazione, calcolando l'IRPEF sul reddito percepito al netto di deduzioni, detrazioni e addizionali comunali e regionali.

In presenza di più datori di lavoro — situazione comune per le colf che lavorano presso più famiglie — ogni contratto genera una Certificazione Unica (CU) separata, che il rispettivo datore di lavoro è tenuto a consegnare. Tutte le CU ricevute devono essere dichiarate cumulativamente.


Quale modello e quali scadenze


La lavoratrice domestica può scegliere liberamente tra due modelli:

  • Modello 730/2026: scadenza 30 settembre 2026, presentabile tramite CAF o sostituto.

  • Modello Redditi PF 2026: scadenza 31 ottobre 2026, con possibilità di presentazione autonoma tramite i servizi telematici dell'Agenzia delle Entrate.


La differenza tra i due modelli è esclusivamente la scadenza di presentazione. Il 730 ha il vantaggio di una procedura più semplice e, in caso di rimborso, tempi di accredito più rapidi. In entrambi i casi, la lavoratrice può beneficiare di tutte le detrazioni standard previste per il lavoro dipendente.



Domande frequenti su badanti e colf nel 730/2026


Posso detrarre la colf nel 730/2026 anche se non assiste una persona non autosufficiente?


No. La detrazione del 19% sullo stipendio spetta esclusivamente per gli addetti all'assistenza personale di persone non autosufficienti, con inquadramento contrattuale CS o DS. Per una colf o collaboratrice domestica con funzioni di pulizia o gestione domestica generica, la detrazione sullo stipendio non è prevista. È invece sempre possibile dedurre i contributi INPS versati, indipendentemente dalla tipologia di lavoro domestico e senza limiti di reddito.


Ho pagato la badante in contanti: perdo tutta la detrazione?


Sì. Il pagamento in contanti dello stipendio fa perdere il diritto alla detrazione del 19% per l'intera quota pagata senza tracciabilità, anche se accompagnato da firma sulla busta paga. L'obbligo riguarda ogni singolo pagamento: non è sufficiente tracciarne la maggior parte. Per i pagamenti precedenti già effettuati in contanti non è possibile rimediare retroattivamente.


La detrazione del 19% si applica anche ai contributi INPS o solo allo stipendio?


Le due agevolazioni sono separate e con meccanismi distinti. La detrazione del 19% si applica esclusivamente allo stipendio corrisposto alla badante per l'assistenza a persone non autosufficienti, con tetto a 2.100 euro. I contributi INPS sono invece oggetto di una deduzione separata — che riduce il reddito imponibile prima del calcolo dell'imposta — fino a 1.549,37 euro. Le due misure sono pienamente cumulabili.


Cosa succede se il mio reddito supera i 40.000 euro ma ho assunto una badante?


Chi supera i 40.000 euro di reddito complessivo perde completamente il diritto alla detrazione del 19% sullo stipendio della badante. Mantiene invece il pieno diritto alla deduzione dei contributi INPS versati (fino a 1.549,37 euro), senza alcun limite di reddito. Il risparmio fiscale dalla deduzione, per chi si trova nella fascia di aliquota marginale del 35% o del 43%, può essere significativo anche in assenza della detrazione.


La badante può scaricare qualcosa nel suo 730/2026?


Sì. La badante che presenta il proprio 730/2026 può beneficiare di tutte le detrazioni standard previste per i lavoratori dipendenti: detrazioni da lavoro dipendente, figli a carico, spese sanitarie, spese scolastiche, spese veterinarie e ogni altra voce prevista dal TUIR. Il fatto di non avere un sostituto d'imposta non esclude nessuna agevolazione fiscale ordinaria — la differenza è solo che deve richiedere lei stessa la compilazione e la presentazione della dichiarazione.



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